Un tribunale egiziano ha ordinato la chiusura di Mada Masr, una delle ultime testate indipendenti rimaste nel Paese, e ha condannato la direttrice e fondatrice Lina Attalah a pagare tre milioni di sterline egiziane, circa 53.400 dollari, per aver gestito un sito web senza licenza. La sentenza, emessa martedì 27 ottobre dal Tribunale per i reati minori del Nuovo Cairo, dispone anche la confisca delle attrezzature e dei dispositivi della redazione.

Mada Masr è considerato una delle principali esperienze di giornalismo indipendente nate in Egitto dopo la Primavera araba del 2011. Fondato al Cairo il 30 giugno 2013, è un giornale digitale bilingue, in arabo e inglese, specializzato in inchieste politiche, economiche e sociali. La sua fondatrice e direttrice, Lina Attalah, è diventata una figura di riferimento per la libertà di stampa nel Paese.

Secondo quanto riportano i media statunitensi e internazionali, Attalah è stata trattenuta dopo il verdetto e rilasciata alcune ore più tardi, quando Mada Masr ha versato l’intera somma. Durante le procedure di rilascio ha saputo di essere stata condannata in contumacia nel 2024 a un anno di carcere per diffusione di notizie false e gestione di un sito privo di licenza. I suoi legali hanno impugnato quella sentenza e l’udienza per il nuovo processo è fissata all’11 novembre.

Secondo la redazione, il giudice ha respinto le richieste dei difensori di consultare il fascicolo, produrre nuove prove e citare testimoni. Ha poi nominato un avvocato d’ufficio, definito da Mada Masr “una parte sconosciuta”, nonostante in aula fossero presenti otto legali di fiducia e Attalah avesse espresso la propria opposizione. Il direttore dell’Egyptian Initiative for Personal Rights, Hossam Bahgat, che ha assistito all’udienza, ha confermato che il tribunale è andato avanti con la nomina.

Il presidente del sindacato dei giornalisti, Khaled el-Balshy, ha annunciato che l’organizzazione presenterà ricorso. Non ci sono state finora dichiarazioni ufficiali del governo. Per Amnesty International la decisione rappresenta “un colpo durissimo alla libertà di stampa in Egitto”.

Anche la rete internazionale dei Collegi del Mondo Unito (UWC) si è mobilitata in difesa di Lina Attalah, ex studentessa del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico di Duino, dove si è diplomata nel 2000. In un appello diffuso sui social, UWC Egypt ha denunciato le presunte irregolarità processuali che hanno accompagnato la condanna della giornalista e l’ordine di chiusura di Mada Masr, esprimendo preoccupazione per la libertà di stampa in Egitto. Alla stessa rete educativa internazionale apparteneva anche Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo nel 2016, che aveva frequentato dal 2005 al 2007 il Collegio del Mondo Unito negli Stati Uniti, nel New Mexico. In sua memoria, il Collegio di Duino ha istituito nel 2017 una borsa di studio destinata a studenti egiziani.

La questione della licenza

La condanna  nei confronti di Attalah si basa sull’articolo 105 della legge sui media del 2018, che prevede multe da uno a tre milioni di sterline egiziane, la chiusura e la confisca per chi gestisce un sito senza autorizzazione. Mada Masr sostiene di aver chiesto la licenza al Consiglio supremo per la regolamentazione dei media nel 2018 e nel 2020 senza ricevere risposta, e di aver saputo del rigetto solo quando la procura lo ha citato in un procedimento del 2022. Un tribunale amministrativo ha confermato il rifiuto nel 2023, per la mancanza di prova della registrazione del marchio, mentre il legale della testata afferma di aver depositato il relativo certificato. Una nuova domanda è pendente da giugno 2023.

Il sito, fondato nel 2013, è bloccato in Egitto dal 2017 ed è accessibile dall’interno del Paese solo con strumenti come le VPN. Nell’ottobre 2023 il Consiglio supremo per la regolamentazione dei media ne aveva disposto un ulteriore blocco di sei mesi dopo un articolo sulla possibile accoglienza di rifugiati palestinesi in fuga da Gaza. Nel novembre 2019 le forze di sicurezza avevano perquisito la sede e arrestato quattro giornalisti, poi rilasciati.

Mada Masr dichiara di aver affrontato sei procedimenti in sei anni. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, quello concluso martedì è il primo arrivato a processo. Lo stesso giorno la Procura suprema per la sicurezza dello Stato ha prorogato di altri 15 giorni la detenzione di sei giornalisti della piattaforma di fact-checking Matsadaash.

Chi è Lina Attalah?

Considerata una delle voci libere dell’Egitto ed erede del progetto editoriale nato nel 2011 con Egypt Indipendent, Lina Attalah appartiene alla generazione di giornalisti egiziani affermatasi negli anni precedenti e successivi alla rivoluzione del 2011. Ha studiato giornalismo e comunicazione all’American University in Cairo, dove si è laureata nel 2004. In precedenza aveva frequentato lo United World College of the Adriatic, a Duino, vicino a Trieste, conseguendo l’International Baccalaureate nel 2000. Ha lavorato come giornalista e collaboratrice per diversi media internazionali, tra cui The Guardian e The Christian Science Monitor. Ha seguito temi come il conflitto israelo-palestinese, la politica egiziana, le rivolte arabe e le dinamiche sociali e migratorie della regione.

Nel 2017 TIME l’ha definita una Muckraker of the Arab World, espressione che rimanda alla tradizione americana del giornalismo investigativo capace di portare alla luce abusi e corruzione.

Nel 2020 è stata inserita tra le 100 persone più influenti della rivista statunitense e ha ricevuto il Knight International Journalism Award dell’International Center for Journalists.

Didascalia: Una foto di Lina Attalah del 2017. International Journalism Festival, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

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